Stefano Iatosti – “Dimorfismo”

Anche un imperscrutabile può lasciarsi coinvolgere perdendo di vista la propria obiettività e lo scopo della missione. Il rispetto degli ordini non è sempre agevole a miliardi di chilometri da casa. Non per questo intendo sottrarmi alle mie responsabilità. So di essere venuto meno al mio dovere di osservatore imparziale e stilerò un rapporto esauriente in merito, sebbene questo offra nuovi argomenti agli ipocriti e ai falsi moralisti.

Il pianeta in cui sono stato inviato è il terzo fra quelli che ruotano attorno a una stella gialla, in un braccio periferico della Galassia. Di modeste dimensioni, roccioso, ha un nucleo metallico di ferro e nichel e una considerevole quantità di acqua allo stato liquido. È l’unico nel sistema che sia adatto allo sviluppo della vita intelligente.

Noi imperscrutabili siamo preparati a qualsiasi evenienza, ma quello che ho trovato qui vanno oltre le fantasie più sfrenate. Mi riferisco a un insieme di caratteristiche comuni a buona parte delle specie viventi sul pianeta, che potrei compendiare nell’espressione “dimorfismo sessuato”. Mi rendo conto che il termine risulterà astruso, ma i nostri scienziati hanno da tempo ipotizzato un tale paradosso biologico, pur senza trovarne mai riscontro concreto.

Che si creda o no, sulla Terra è la regola.

Per chiarire il concetto, abbiamo a che fare con una forma di riproduzione che necessita il concorso e la cooperazione di due individui dai caratteri genetici diversi, pur se in qualche modo compatibili. Non che su questo mondo la normale attività riproduttiva per scissione sia ignota, ma interessa solo una parte delle specie animali autoctone, per lo più unicellulari e del tutto sprovviste di capacità logiche. Le creature senzienti, al vertice della piramide evolutiva sono anche quelle che al dimorfismo e a ciò che viene definita sessualità dedicano le maggiori attenzioni.

Ora, l’incarico che mi è stato assegnato, in qualità di primo ufficiale del settore trentanove, è stato quello di assumere il controllo di un individuo campione. Ho selezionato un esemplare adulto di sesso maschile, per utilizzare la terminologia specifica. Avevo messo in conto di ripetere l’esperimento su un individuo dell’altro sesso, ma non sono più tanto sicuro di voler procedere in tal senso.

Bisogna trovarsi nella loro mente, per capire. In realtà non credo di averla compresa fino in fondo. A volte ho l’impressione che sia il corpo che mi ospita, a tenere sotto controllo la mente e non viceversa.

Appena ieri sera, e mi sembra trascorsa ben più che una rotazione del pianeta sul proprio asse, un individuo di sesso femminile, una “donna” ha suonato alla porta della mia abitazione. Io l’ho fatta entrare e ho sostenuto con lei un dialogo concernente le attuali condizioni meteorologiche e i possibili sviluppi a breve termine, non senza qualche riferimento al ruolo svolto dall’irraggiamento, dalla circolazione atmosferica e dalle correnti oceaniche in un pianeta tanto ricco di acque.

Mi è sembrato che la donna mostrasse nei miei confronti un interesse che andava oltre la climatologia. Non sapendo come interpretare il suo atteggiamento, le ho posto alcune domande piuttosto evasive. Lei si è avvicinata e ha preso a esplorare con la sua mano –una sorta di pseudopodo, ma più rigido, fornito di una struttura ossea singolarmente articolata e di tessuti muscolari e connettivi- la parte superiore del mio corpo, la cosiddetta testa, che in questa e molte altre specie del pianeta ospita gli organi del senso periferico oltre che il centro direzionale dell’organismo, definito come cervello. Il mio cervello, appunto, ma presumo anche il suo, trasmetteva impulsi elettrici la cui funzione mi appariva oscura. Vi era tuttavia una corrispondenza innegabile fra questi segnali e quelli che al cervello giungevano da altre parti del corpo, interne e periferiche. Non si trattava di una semplice attività elettrofisiologica: nonostante una residua dose di ribrezzo, desideravo unirmi a lei. L’unione cui faccio riferimento non comporta una reale fusione, come avviene per alcune specie di vita aliena a tutti ben note. Del resto non sarebbe possibile, vista la massa corporea degli individui in questione.

Dopo un reciproco scambio di liquido, mediante un prolungato utilizzo degli organi preposti alla nutrizione, liberatici dagli indumenti, abbiamo portato a termine l’accoppiamento in un settore del mio alloggio destinato evidentemente allo scopo. Riguardo all’atto in sé, consta di un’operazione meccanica alquanto ripetitiva ma complicata da una ritualità forse connessa all’aspetto cerimoniale della copula. Salvo che la funzione non sia appunto quella di favorire l’amplesso e dunque la procreazione. Ma di questo mi riservo di parlare in un secondo paragrafo.

Il coito, com’è anche indicato, si riduce in definitiva a un’attività di secrezione, accompagnata da alcune elementari reazioni fisiologiche. Il dispendio energetico conseguente all’orgasmo maschile, vale a dire il momento in cui un fluido viscoso e biancastro, prodotto nel sacco scrotale dell’uomo viene immesso attraverso un canale preposto nell’interno dell’organo genitale femminile – suppongo che questi termini risultino oscuri per chi sta leggendo e sotto vari aspetti lo sono anche per chi scrive – ha predisposto il mio organismo a una temporanea condizione letargica che qui prende il nome di sonno. Tale stato, che presenta interessanti elaborazioni neuronali di cui devo ancora appurare la finalità, ha impedito l’ulteriore registrazione dei dati concernenti il mio partner – senza volerlo comincio a esprimermi come un umano – e dunque solo al mattino seguente sono stato in grado di prepararmi all’esame. Le lenzuola erano ancora calde. L’ho cercata per le stanze del mio appartamento, ho ripetuto il suo nome ma inutilmente. Se n’era andata mentre dormivo. Ho pensato a lei e un effluvio molecolare ha colpito i miei recettori suscitando di nuovo un confuso stato di alterazione fisiologica.

Uscendo, ho potuto costatare come l’esperienza compiuta ieri sera mi abbia condizionato. La vista delle ragazze – esemplari giovani ma già sessualmente mature del genere femminile – mi riusciva gradita e in alcuni casi attirava decisamente la mia attenzione. D’istinto ero portato a focalizzare il mio sguardo su alcuni dettagli anatomici della loro volumetria sinuosa e tondeggiante. L’equilibrio di queste masse pressoché emisferiche nella deambulazione, il loro oscillare ritmico, l’evidenziarsi sotto quei tessuti di origine vegetale, animale o polimerica diversamente pigmentati con cui i loro corpi vengono coperti o dissimulati, sollecitava un’approfondita ricognizione visuale, volta a identificare le potenziali partner. Senza che potessi tenere sotto controllo le mie reazioni corticali – nonostante il lungo addestramento in tal senso – mi sentivo piacevolmente indotto a comportarmi come un giovane maschio sessualmente disponibile ed ero pronto a mettere in atto le più ovvie strategie di seduzione, delle quali la prima è senza dubbio la ricerca di visibilità.

La pratica della specie umana ha arricchito considerevolmente il mio campionario emotivo. Questa specie conosce stati fisiologici molto diversi e l’attività dei neurotrasmettitori li spinge a vere e proprie alterazioni chimiche e dell’umore ma niente appare più impellente della spinta riproduttiva. L’idea di un possibile accoppiamento sembra dominare la mente degli individui di sesso maschile, ma non appare estranea neanche a quelli dell’altro sesso.

Linguaggio verbale e non verbale abbondano di espressioni metaforiche come di riferimenti espliciti. Gli organi riproduttivi, i cosiddetti genitali, sono citati di continuo, spesso senza alcuna attinenza con l’argomento della conversazione. Prevale nel dialogo, come nelle scelte lessicali, una forma di reticenza non priva di ambiguità, amplificata da larvate ma continue allusioni. Ho provato a chiederne ragione a una donna che giudicavo molto attraente e lei mi ha fissato in modo strano, prima di allontanarsi scuotendo il capo.

Sembra che il sesso sia considerato un tema poco opportuno per un normale scambio di opinioni, eppure non posso non rilevare la contraddizione con l’abbondante corpus letterario, visuale e musicale –sì, questa specie conosce altre vibrazioni oltre a quelle dei propri organi- che su tale argomento basa la sua fortuna. Come uno scambio di secreti possa suscitare tanta eccitazione, è al di fuori della mia comprensione protoplasmatica. Ma il mio corpo umano non sembra essere d’accordo.

Abbiamo a che fare con una specie imprevedibile. Di scarsa rilevanza sotto il profilo tecnologico, del tutto priva delle facoltà superiori della nostra mente, ottenebrata da rancori e pulsioni incontrollate, eppure unica nelle sue motivazioni esistenziali. Devo confessare che il mio interesse cresce in proporzione contraria al dominio della mia attività neuronale. Lo testimonia il fatto che alle dodici e quarantasei, ora locale, sono entrato in uno dei luoghi destinati alla somministrazione di bevande e altri nutrienti. Dopo aver ordinato una soluzione moderatamente alcolica, denominata birra, mi sono trovato a rivolgere la parola a una giovane donna, intenta in un’operazione analoga.

Fra noi si è sviluppata una conversazione su soggetti futili, proseguita anche fuori del bar. Le ho chiesto infine se le andava di cenare insieme. Lei mi ha sorriso –un atteggiamento che consiste nel mostrare la dentatura, ma non in segno di minaccia- dichiarandosi implicitamente favorevole.

So che il rituale del pasto in comune, specie nelle ore serali, prelude spesso all’atto sessuale, ma invece di preoccuparmi, questo suscita in me una sensazione che credo di poter classificare come ansiosa, una forma di ebbrezza e d’impazienza allo stesso tempo. I miei pensieri ritornano invariabilmente al nostro incontro. Anche ora, mentre scrivo queste note esplicative, fatico a concentrarmi. Non so per quanto tempo potrò ritenermi ancora idoneo alla missione, ma so che non desidero lasciare questo pianeta.

A questo proposito, allego alla presente una domanda di congedo preventivo dall’Unità d’intervento planetario – Settore trentanove.

M’impegno a trasmettere dati sempre aggiornati sulla specie in esame, a non procedere a scissioni non autorizzate e a non rivelare la mia identità. Però vi prego, lasciatemi in questo corpo. C’è tutto un mondo fuori che mi aspetta.

 

 

 

 

 

 

Stefano Iatosti

Via Mompeo 23T2

00189 Roma

Tel. 3355710265

stefanoiatosti@libero.it

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