Sara Sgarbi – “La mia giornata tipo da universitaria”

Mi sveglio di colpo in un bagno di sudore, un virus ha cancellato la tesi dal portatile e la pen drive sulla quale l‟avevo salvata è stata inghiottita dal cane-formichiere del vicino. Non posso aspettare che la spari fuori, devo consegnare quelle pagine tra poche ore!!! Mi alzo, accendo il computer, non è vero niente, è un incubo, come al solito in questo periodo. Mi riaddormento ma dura poco, mi risveglio ancora più sudata che mi sembra di aver dormito tre mesi e mi metto a piangere perché tra due ore tocca a me discutere la tesi e non ho fatto la presentazione in power point e non sono neanche andata dalla parrucchiera e dove cazzo andrò a parcheggiare a Bologna a quest‟ora. Non è vero neanche questo, mi riaddormento. Sogno di prendere a testate quel figlio di una grandissima che viene a prendere il pranzo da asporto nella trattoria-pizzeria del mio ragazzo dove lavoro minacciando di farci una vertenza sindacale se non gli facciamo pagare due code di rospo e due sogliole 15,00 euro in tutto con i buoni pasto, e mentre lo portiamo all‟ospedale con la testa rotta vedo che là c‟è anche il mio professore di letteratura spagnola della triennale che mi ha fatto patire le pene dell‟inferno in camicia di forza che recita il Cantar de mio Cid a memoria e tornando a casa incrocio il furgone della polizia penitenziaria con il mio ex a bordo che mi saluta dal finestrino e mi dice che non si è dimenticato dei soldi che mi deve… Penso che forse dio esiste. Ma è un sogno anche questo. Comunque l‟umore è già migliorato, anche se ho un sonno da matti. Mi alzo, apro la finestra, porca vacca, che nervoso, c‟è il sole. Il sole quando devo studiare come un topo da biblioteca non ci deve essere, non è giusto, non lo voglio, invece è lì che sembra che faccia apposta. Non ho fame, non va giù niente, mi trucco un po‟ per rendermi presentabile al mondo della gente che ha tempo per curarsi fisicamente ed esco. Dopo dieci passi ho già lo stimolo, torno indietro. Esco con mezzo chilo in meno ma è tardi, allora prendo la stradella di campagna, che anche se è disastrata e c‟è il rischio di spaccare le sospensioni è più corta. Tutto calcolato, forse ce la faccio. All‟incrocio della statale ho davanti a me una signora in bici che non passerà mmmaaaaiiii tra un tir e l‟altro. Cosa faccio? Se suono il clacson mi stramazza lì, prenderla sul cofano non è maniera, allora le chiedo se gentilmente si toglie dal… mezzo della strada. “Ghèto prèssia, bèla?1” Sì, a
1 “Hai fretta, bella?” in dialetto veneto.
volte, sa com‟è signora, grazie, grazie, buona giornata a lei. Devo recuperare il minuto che ho perso lì, ma sulla statale hanno messo ben due rilevatori di velocità. Non è tanto per i punti, è che non ho una lira per pagare un‟eventuale multa. Faccio i 55 Km/h facendo affidamento sullo scarto dell‟autovelox. Entro in autostrada, il cartello non segnala code, miracolo, forse ce la faccio. Sul rettilineo rispondo alla Betta che mi aveva mandato un messaggio quaranta giorni prima. Il tutor ancora non è attivo. Ne approfitto per guadagnare tempo. La Y è a 4.000 giri. All‟uscita quasi mi schianto dietro a uno sveglione con un SUV fermo nella corsia riservata Telepass che sta cercando di capire perché non c‟è il casellante per pagare. Per fortuna scende quello dietro di me a prenderlo a portierate in faccia. Un altro minuto perso. Faccio finta di non vedere il giallo al semaforo di via Modena e prendo la scorciatoia per l‟entrata della Coop spalmando una signora sul carrello per arrivare al parcheggio dietro la stazione dei treni di Ferrara. La tentazione di metterla al primo posto per invalidi è forte, ma la civiltà vince, così vado all‟ultimo posto libero in fondo in fondo e poi mi metto a correre verso i binari con lo zaino stracolmo che mi sbatte sulla schiena come una scolaretta delle elementari. Treno con quindici minuti di ritardo. Forse inconsciamente me lo sentivo. Così ho tutto il tempo per fare il biglietto. Le macchinette automatiche esterne sono spente. Vado dentro. Coda a tutti gli sportelli. Ci sono le macchinette anche lì, “fast ticket”, ma se davanti hai una che non ha mai visto un treno le cose si complicano. Le faccio il biglietto io, poi faccio il mio. Raccolgo le centotrentotto monetine da cinque centesimi che mi ha dato di resto e ne spendo un po‟ per prendere il Focus brain trainer. Ho la tasca più leggera ma mi sento in colpa, non dovrei leggere quelle cose, devo studiare e basta. Il treno arriva quasi subito, cinque minuti di anticipo sul suo ritardo di quindici, penso e rido da sola. Salgo, spero di non incrociare nessuno che conosco perché anche i quaranta minuti di treno sono calcolati per studiare. È quasi pieno ma se chiedo a quella ragazza se gentilmeeeente eh se per cortesiiiiiia scusa de ti distuuuurbo può tirar giù i suoi piedi con calze bucate dal sedile libero mi siedo. Riesco a non addormentarmi, sarà per la puzza. Comunque sono soddisfatta di me, ho studiato (e ho anche fatto un sudoku, ma ho fatto prestissimissimo, giuro). Semaforo pedonale verde alla stazione, incredibile, riesco a prendere la navetta C stracolma per un pelo e il Metro, il City e il Leggo danno il leone come segno vincente. Le cose stanno cominciando a prendere la piega giusta. Mancano ancora venti minuti al ricevimento del prof, così penso di potermi meritare finalmente una colazione da Mauri lì in via Guerrazzi che anche se tifa Fortitudo nel suo barettino da concerti jazz mi posso leggere La Repubblica in santa pace. In quel momento
mi viene in mente che avevo fatto anche un altro sogno: che la Spal perdeva 3 a 2. Chiedo notizie. Non era un sogno. Va beh chi se ne frega. Il prof arriva un po‟ in ritardo ma gentile come se non avesse a che fare con noi sfigati tutto il giorno, così gentile che mi disorienta e mi dimentico metà delle cose che gli dovevo chiedere. Dopo il ricevimento sono così contenta che torno da Mauri per farmi fare un panino “come vuoi tu Mauri” e me lo fa grande come una pizza tirata e farcito come un cannolo. Lo mangio mentre rido ascoltando un tipo che sembra Travaglio e sputa merda su tutto e su tutti, in particolare su leghisti e capitalisti. Mi sta già simpatico. Rimarrei lì tutto il giorno ma devo andare in giro per le biblioteche e finire „sta tesi. Se non sei ben allenata all‟autocontrollo andare in giro per le biblioteche a Bologna senza diventare Jack lo Squartatore è dura. Entro nella prima e mi fanno: “deve depositare lo zaino negli armadietti a combinazione”. Dove? “Deve tornare indietro”. Ah. Trovo lo stanzino, deposito e ritorno. “Mi serve la sua carta d‟identità per darle il pass per entrare”. Ma… ce l‟ho nello zaino… Va bene, rifaccio avanti e indietro. Oltre al pass mi dà una chiave. A cosa serve? “Per depositare la borsa”… Ma l‟ho messa con lo zaino… Cosa cambia? Qui è più sicura? La vado a spostare? “No, no, è lo stesso, faccia come vuole”. Riesco a entrare. Un labirinto che sembra l‟ultima puntata di Twin Peaks ma trovo il banco prestiti. “Lei è di Bologna?” No. “Provincia?” No. “Emilia Romagna?” No. “Allora non le posso dare libri a casa”… Strada Maggiore n. 15. “Come dice?” Sì, Strada Maggiore n. 15, mi è venuto in mente che mi hanno subaffittato in nero una stanza lì. Vallo a verificare. “Va bene… si colleghi ai nostri terminali per trovare le collocazioni.” Guardi, ho già tutto, sia collocazioni che inventario. “No, ma è la prassi, lo deve fare lo stesso”. L‟accontento. Ritorno da lei. “Ma questo libro è in soffitta?”… Ma che stracazzo ne so io di dove voi tenete i vostri libri!! “Ah guardi, c‟è la sigla: HDSBV, XVSGF, CNDJU, +SLSKJ, oppure “SOFF”….. Guardo, no, non è “SOFF”…va bene? “Sì sì, alloooooraaaa, vediaaaaamoooo, glielo andiamo a prendere traaaaa…. quarantacinque minuti”. Ah… e io nel frattempo cosa faccio (o piuttosto, VOI nel frattempo cosa fate)? “Guardi, organizzazione interna, ci sono degli orari…” Va bene. Passa un‟ora e ritorna. “Questo libro è solo per consultazione in loco”… Ma non c‟era scritto da nessuna parte… “Glielo sto dicendo io adesso”… Posso allora fare delle fotocopie? “Sì sì, là in fondo a destra (come il bagno), costano diciannove centesimi l‟una” (!!!)… Ho la forte tentazione di dare un morso al libro, così, per dispetto, di mangiarne un pezzo e ridarglielo. Ma sorrido e vado a fotocopiare sette pagine di numero solo per dare un perché a tutta la trafila. Voglio uscire, ma l‟armadietto con il mio zaino dentro non si apre. Raccolgo tutta la tranquillità che riesco e mi rivolgo
alla ragazza dell‟entrata che mi chiede se ho dimenticato la combinazione. Sarà difficile, è la mia data di nascita. “Allora si è bloccato, ogni tanto succede… Deve aspettare che venga il tecnico ad aprire gli armadietti”… Ho paura… Quando arriva? “Tra due ore”. Cerco di trovare il lato positivo di tutta la situazione, e l‟unica cosa che mi viene in mente è che ho tempo per andare in un‟altra biblioteca. Arrivo, suono (porta con campanello per entrare in una biblioteca, cose mai viste). Mi apre una signora che mi fa accomodare in una sala d‟aspetto… Torno all‟ingresso per accertarmi di non essere da una ginecologa. Ma no, la targhetta dice “Biblioteca di scienze storiche”. Aspetto venti minuti buoni. Quando finalmente si degna di ricevermi e faccio per chiederle il libro mi dice “Ma questa non è una biblioteca”… Scusi, mi aiuti a capire, se no mi sento stupida davvero… Qui fuori la targhetta dice… “Sì sì, lo so, dobbiamo ancora staccarla, la biblioteca comunque è da molto che si è trasferita qui dietro l‟angolo”… Mi viene voglia di mandare a fare in culo tutti e fare un copia incolla di una tesi su internet. Trovo la biblioteca, poi ritorno a prendere il mio zaino, intanto mia mamma mi chiama per sapere dove mi deve aspettare perché vada a prenderla a Ferrara e accompagnarla a casa, come d‟accordo. Me n‟ero completamente dimenticata, mi sento una merda, mamma sono ancora a Bologna mi dispiace scusa guarda prendi la corriera. Corsa, navetta, treno, auto, sono a casa, non mi sembra vero. Ho voglia di dormire ma devo finire le traduzioni da inviare entro il pomeriggio. Le porto a termine, le invio, se i moduli dei buoni pasto della trattoria li compilo domani ho anche il tempo di farmi finalmente una doccia. Mi chiama il mio ragazzo per dirmi che il pizzaiolo è dato per disperso, non si è presentato, ma dice di non preoccuparmi, tanto non ci sono prenotati per la sera, lui fa pizzeria e cucina e io la sala da sola. Ovviamente parto subito. Tra un cliente che mi chiede se nel bollitore possiamo fare a meno di metterci il sale perché sua mamma ha la pressione alta, uno che vuole una pizza metà bufala e metà marinara e uno che vuole un filetto all‟acetobalsamicofunghiporcinipepeverde perché non vede che tra una parola e l‟altra c‟è una “o”, alla fine facciamo cinquanta persone in due. Alla faccia. Il mio ragazzo mi dice che ha noleggiato l‟ennesimo film sulla fine del mondo in dvd. Film assurdo, ci addormentiamo a metà. Poi durante la notte ci svegliamo con il gracchiare delle casse del dolby surround, e mentre lui si alza per spegnerle io mi rendo conto che ho ancora le lenti a contatto addosso attaccate agli occhi come ventose e sono ancora truccata. Guardiamo sempre il lato positivo. Ho risparmiato dieci minuti di tempo per domani mattina.

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