Nicola Vasta – “L’Anticristo”

-Sai, una volta il nostro mondo era diverso, le persone erano diverse. Io, purtroppo, faccio parte di quella
generazione più sfortunata delle altre, quella che ha dovuto pagare per l’egoismo dei suoi antenati. Lo so, è
ingiusto, ma il fato ha deciso che toccava a noi. O meglio, lo hanno deciso i nostri genitori.
Devi sapere che, tempo fa, quando non ero ancora al mondo, il Signore comparve davanti a tutte le nostre
mamme e i nostri papà. Sì, proprio lui: il Creatore, Dio, Allah, o qualsiasi altro nome tu voglia dargli. Colui
che ha creato tutto, insomma.
Egli disse che l’umanità aveva preso fin troppo spazio, che tra pochi anni non ci sarebbe stato cibo a
sufficienza per sfamare tutti e la nostra società sarebbe crollata. In parole povere, l’estinzione era alle porte.
Ma non era certo venuto in terra per spaventare i nostri genitori, nossignore, era venuto per aiutarli: aveva
architettato ben due piani di salvezza. Il primo, già utilizzato in passato, era una guerra di proporzioni
mondiali. I loro figli avrebbero combattuto tra loro e, terminato il massacro, i superstiti avrebbero vissuto in
pace per almeno un centinaio di anni. La seconda opzione, più “umana” secondo l’opinione comune, era la
cessazione dell’amore: Dio avrebbe modificato la mente dei loro figli, rendendoli avversi a qualsiasi contatto
sociale e fisico con l’altro sesso, così che nessuno sarebbe stato più in grado di proliferare.
I nostri genitori protestarono: la guerra sarebbe comunque esplosa da un momento all’altro come
conseguenza della crisi, il conflitto mondiale non era certo un’opzione accettabile.
Riguardo al bloccaggio delle nascite, invece, proposero di limitare a uno il numero massimo di figli per
famiglia.
Il Signore fu irremovibile: o come aveva detto lui o la morte, non si fidava delle promesse degli esseri umani.
Con riluttanza, i capi della terra accettarono la seconda opzione, consapevoli dell’enorme privazione alla
quale i loro figli sarebbero andati incontro.
Io, come avrai capito, facevo parte di quella classe, quella che non può amare.
Da ragazzetto la mia vita non è stata facile: ero curioso, le donne mi affascinavano, ma allo stesso tempo mi
disgustavano, un po’ come un bimbetto che è attratto dalla carcassa di una rana morta: la punzecchia con un
bastoncino, ma non osa toccarla con mano.
Ogni volta che provavo ad avvicinarmi a una ragazza diventavo paonazzo e venivo preso da violenti conati
di vomito. Spesso tremavo, sbarravo gli occhi e non riuscivo più a parlare. Certo, non erano tutti come me,
nossignore. Ad alcuni era stato concesso di amare, perchè altrimenti ci saremmo estinti comunque. Io li
invidiavo, questi pochi “eletti”: ai miei occhi loro erano felici e spensierati, parlavano con le donne, le
abbracciavano, le baciavano…
Un giorno accadde un fatto particolare: rimasi bloccato per parecchie ore in ascensore con una ragazza. Dopo
un lungo periodo di silenzio mi decisi e le parlai con voce tremolante. Mi rispose sforzandosi come meglio
poteva, anche lei era una “non-eletta”.
Inizialmente la nostra conversazione non ingranò: era del tipo botta, risposta e poi silenzio. Dopo un’oretta di
stenti, però, diventò più scorrevole, cominciammo a raccontarci le nostre storie, a scherzare, a ridere… Alla
fine arrivammo all’argomento “sesso”: decidemmo di provare, eravamo entrambi troppo curiosi. Ci
spogliammo e ci guardammo, nudi entrambi.
Ovviamente era la prima volta per tutti e due. Io iniziai ad ansimare e nuovi conati di vomito mi assalirono,
ma non mi persi d’animo. Con lo sforzo più grande che avessi mai fatto mi avvicinai ed entrai in lei: fu la
sensazione più bella della mia vita. Ora la guardavo con occhi diversi, la vedevo bella, soffice, calda. Pensai
a tutte le cose che avremmo potuto fare insieme e fui felice: ero innamorato.
Una volta liberato dall’ascensore, sparsi la splendida notizia: anche noi potevamo amare, bastava superare
quella prima piccola fase. Diventai il profeta dell’amore e, allo stesso tempo, l’Anticristo: io avevo sfidato
Dio e condannato tutti gli uomini.
-Per questo stai partendo, papà?
-Sì, e non tornerò tanto presto.
Il padre baciò e salutò il figlio, entro due giorni sarebbe stato sul campo di battaglia, pronto a morire per il
bene del suo pargolo.
Nicola Vasta

Un pensiero su “Nicola Vasta – “L’Anticristo”

  1. Il racconto prende spunto da una buona idea ma poi, come accade a chi non scrive per mestiere e quindi non è in possesso di strumenti idonei e lucida tecnica, si perde.
    Poi, nel tentativo di trovare la strada verso un finale più o meno coerente e convincente, espone nuovo materiale che, per la brevità dello scritto, non viene sviluppato. Ne risulta, perciò, un insieme alquanto disomogeneo e confuso. Ed è un vero peccato.

    Da rileggere. E anche riscrivere.

    Cordiali saluti,
    Ottavio L.

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