Monica Ravalico – “Vita attorno al mare”

La gente dalle mie parti non è contenta. Ultimamente, almeno. Il malcontento serpeggia, la gente rumoreggia. Brontola, pure.

Vado a Trieste a sentire il sindaco, che non sa come mandare avanti il tram storico, ed arrivo proprio assieme al vip locale.

La giovane cameriera slava ci mette un sacco a portarmi il caffè, 2,80 euro con panna montata e due biscottini, ed intanto un signore mi dà un bigliettino, tipo quelli delle zingare sui treni, con su scritta la vecchia canzone triestina del tram, ma parodiata a modo per l’occorrenza, cioè contro il sindaco.

 

 

E anche il tram de Opcina

xe nato disgrazia’

dal sindaco Dipiazza

xe stado cancella’

 

Bona de Dio

che no lo voterà

e il novo podesta’

in vita lo tegnira

 

 

I doppi mandati hanno rovinato la Venezia Giulia, dal re Riccardo Illy, a Di Piazza, fino ai bisindaci rossi di Monfalcone, Persi e Pizzolitto, ma è triste vedere che si pavoneggia, per gli 8 milioni di euro messi dal comune per salvare il tram, in una città, Trieste, prima nella classifica annuale dell’Istat in Italia per la qualità della vita, ma anche cent’ottava, cioè ultima,  per lo spirito d’iniziativa, preceduta solo dalla vicina Gorizia. Penso alla madre che ha legato il figlio drogato alla sedia con una catena, e ai due ragazzini che la mattina si fanno le canne,

intervistati da Santoro.  E non mi torna: non è Trieste quella?

Il sindaco fa lo splendido, annoverando pure il Caffè Tommaseo come uno dei vanti della città. La gente perplessa si cerca con gli occhi, ma non lo ha fatto mica lui, esiste da secoli.  Mica va elogiato Rutelli o Veltroni, se a Roma sta il Colosseo.

Un giovane giornalista di una tivù locale, Triestenews, incalza che il rischio privatizzazione del tram esiste, ma il sindaco ribatte che “a nessuno conviene comperare per 100 un servizio che produce 10.5.” I servizi rimangono pubblici solo perché ai privati non convengono economicamente.  Che strazio.

Ravalico del Pd lo critica, ed io rido sommessa, seduta su un divanetto rosso, visto quanto ho criticato al Pd di Monfalcone Enrico Gherghetta, presidente della provincia di Gorizia. In nomen stat omen, dicevano i latini, nel nome sta il destino della persona. Si vede che i Ravalico sono tutti dei gran criticoni.

Prende la parola un signore paonazzo in volto: “ma no funzia  niente, il tram xe sempre fermo, ogni due giorni xe ferma” e  giù uno scroscio d’applausi. Il sindaco esprime che nol capisi.

Il sindaco della città prima in Italia per i depositi bancari non

capisce perché lo criticano. Non è tutto oro quel che luccica.

Intanto il signor rubicondi elogia il duro lavoro delle maestranze, che faticano ogni giorno per mandare avanti il tram, senza essere dottori, né ingegneri,o sindaci. E giù l’applauso.

Chissà se il prode sindaco questa volta ha capito l’antifona.

La discrepanza, il gap per fare gli Americani, tra politici ed elettori, in questa regione è diventato enorme, con la surreale vicenda dell’elezione di Debora Serracchiani, a Presidente.   Se Dario Franceschini l’ha definita “eletta dal popolo”, in realtà era semisconosciuta. Prima della tivù. Tanto lì stanno.

Immersa in queste riflessioni, mi rendo conto d’un tratto che fuori tira bora, e che non voglio arrivare  a casa congelata.          Mi alzo in fretta e furia, trascinando dietro di me il portatovaglioli di plastica con annessi i tovagliolini di carta del servizio da perfetto caffè viennese, che raccolgo alla meno peggio.             Esco dal locale, mi tuffo nella corrente artica, cercando di tenermi in qualche modo in testa il berrettino colorato ed arrivo in un baleno alla vicina stazione dei pullman.

Dopo poco sono sulla corriera, che mi riporta a casa, e guardo dal finestrino il tramonto pomeridiano, il mare azzurro chiaro, gelido, quasi bianco, il cielo blu che sa di pioggia ed una striscia fucsia all’orizzonte.

Di Di Piazza non mi importa niente. Né di quello venuto dopo di lui. Ma la vita della gente non è affatto migliorata, anzi.

L’aria di casa ogni tanto fa bene.

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