Filippo Cheppene – “Pompa Atomica”

Avete presente la saga degli X-Men o i racconti più visionari di Philip K. Dick, nei quali si fantastica di
mutanti dotati di facoltà extraumane messe al servizio del potere politico o militare?
Ecco, è tutto vero.
Mi chiamo Ralph, ho 13 anni e da quattro sono al servizio della Casa Bianca come “Testimone
Mnemonico”. Sin da piccolo ricordo ogni singola parola detta in mia presenza, ogni insignificante
dettaglio, ogni volto, ogni suono, ogni odore.
Vengo impiegato durante i colloqui riservati del Presidente con segretari di stato, capi militari, politici e
religiosi stranieri. Mi basta essere presente in un dato luogo, anche senza prestare particolare
attenzione, perché il mio cervello registri in maniera impeccabile tutto ciò che avviene attorno a me.
Passo il tempo libero a trascrivere i miei ricordi. Alle volte vengo sbobinato da un team di psicologi, in
ipnosi. E’ abbastanza figo.
In questi quattro anni mi hanno spacciato per figlio o nipote di un po’ tutti qui dentro, per giustificare la
mia presenza ad incontri così importanti.
Non so per quanto tempo il mio cervello potrà continuare a immagazzinare dati prima di esplodere, ma
mi obbligo a non pensarci. Stanno cercando un modo per farmi un backup.
Sono anche un ottimo rabdomante, ma sembra non interessare a nessuno.
Ovviamente non sono il solo mutante qui dentro.
C’è Austin il “Mental Detector” capace di individuare chi ha addosso un’arma, da sparo o da taglio, nel
raggio di 300 metri. O anche chi ci sta solo pensando.
C’è “30 Second” Sandy, precognitiva di 30 secondi nel futuro, ma solo mentre mangia ghiaccioli
all’amarena, cosa che rende il suo potere non molto pratico.
C’è Bobby il “Bio-Hacker”, che del tutto inconsapevolmente decodifica file criptati, inattiva blocchi e
rende visibili password con la sola imposizione delle mani sudaticce su un computer, ma che per il resto
è un idiota senza speranze.
C’è “Poison” Peter che riesce a fiutare qualsiasi elemento tossico nei cibi, dal botulino al polonio, si
trattasse anche di una singola coppia di escherichia coli in fuga d’amore.
E poi c’è “Nymphomaniac” Nina. E non sto a spiegarvi perché il Presidente la porta sempre con sé.
Siamo viziati e coccolati ma terribilmente soli.
Non facciamo gruppo. Non parliamo fra noi. Me ne ricorderei.
Mai un pettegolezzo o una confidenza.
Da un mese ci siamo trasferiti tutti al Pentagono. Tira una brutta aria.
Il Presidente sembra preoccupato, i generali in preda a frenesia.
Anche io ho passato le ultime notti in forte agitazione.
Non so dire di preciso di che si tratti, ma sento dei cambiamenti nel mio corpo.
Sogno continuamente Miley Cyrus prima della svolta sexy. A volte anche Violetta. La mattina mi sveglio scoperto, sudato, il lenzuolo sul lampadario.
Le pantofole fuori dalla porta, aperta. Il pigiama lacerato in più punti.
Non trovo più la copia di “Harry Potter e i doni della Morte” che avevo lasciato sul mio comodino, a faccia
in giù, orientata a sud-est, con il segnalibro a pagina 181.
Me ne ricordo perfettamente.
Stamattina nessuno è passato a svegliarmi.
Sono le 7.30, ho fame ed ho deciso che andrò a fare colazione senza scorta.
Per strada incontro Sandy con il primo ghiacciolo della giornata. Mi avverte che sono finiti i cereali al
miele. Entriamo insieme nella sala colazione e non troviamo nessuno.
Finisco in fretta la mia tazza di latte macchiato con degli schifosissimi cornflakes glassati e corro alla
ricerca del nostro trainer, il dott. Hawthorne.
Lungo i corridoi incontro solo qualche guardia che non mi presta molta attenzione. Solo il sergente
Brown mi chiede dove sto andando, ma come al solito mi basta rispondere “mi hanno convocato” per
farla franca.
Nella sala dei monitor finalmente capisco il motivo di quelle stranezze.
La crisi è scoppiata davvero, stavolta.
Sul planisfero digitale funghi atomici stilizzati decorano Gaza, Tel Aviv, Gerusalemme, vari punti della
Siria, e poi Egitto, Iran, Iraq e Libano. Più ad est si colorano Cecenia, Ucraina e un paio di quegli stati
ex-sovietici dai nomi impronunciabili. Pochi minuti dopo sbocciano i primi funghi su Sri Lanka ed India,
poi su Tibet e Cina.
Il Presidente sta urlando qualcosa in videoconferenza agli alleati, che urlano a loro volta.
Ovviamente registro tutto automaticamente, anche se non vorrei.
La strategia sembra: non intervenire. Un primo missile atomico, probabile provenienza servizi segreti
deviati, è stato intercettato su New York e fatto esplodere sul mare ad alta quota.
Alla fine il dott. Hawthorne mi nota, mi raggiunge e mi tira via per un braccio.
Mi porta dritto dal sergente Brown senza proferire parola.
“Giù nel bunker” gli ordina “insieme agli altri”.
Il “bunker” è una suite coi controcazzi, piena di cibo, bevande e giochi da tavolo.
In breve ci ritroviamo tutti insieme come mai successo prima Austin, Peter, Bobby, Sandy, Nina ed io: le
armi speciali del Presidente, i suoi più preziosi collaboratori.
I tre ragazzi optano per una partitella a Risiko. Non mi chiedono di giocare perché presumono non ci
sarebbe storia. E neppure Sandy che sta scartando un ghiacciolo all’amarena.
Nina mi fa gli occhi dolci. Sorrido.
L’ho sempre evitata e il dott. Hawthorne ha sempre evitato di lasciarla troppo tempo insieme a noi.
Vado a cercare un fumetto ed una branda per stendermi. Trovo un numero di “The Amazing Spiderman”
un po’ datato ed un lettone dall’aria morbida ed invitante. Mi siedo e faccio quattro rimbalzi col sedere.“Sei un porco!” sento berciare Sandy dal salottino.
Trenta secondi dopo Nina mi sta togliendo i pantaloni dopo aver chiuso a chiave la porta.
Avevo immaginato in mille modi la mia prima volta, ma mai avrei potuto prevederne gli effetti.
A Nina bastano poche entusiastiche ed esperte mosse per portarmi all’apice del piacere.
Quella situazione inattesa, quella vista, quelle sensazioni mi fanno perdere completamente il controllo.
Un orribile boato scuote il bunker, seguito da una raffica di esplosioni sorde nel buio totale.
Pochi secondi dopo le luci di emergenza illuminano la stanza.
Di fronte al letto un ammasso di carne sanguinolenta che dovrebbe essere Nina.
Non ricordo più niente.
Fuori dalla stanza i ragazzi giacciono alternati a frammenti di mobili e calcinacci.
Sandy è spiaccicata sul muro vicino all’uscita.
Attraverso il portello anti-radiazioni sventrato e salgo su fino alla sala centrale.
Sono tutti morti. Schiacciati, esplosi, triturati.
Sul planisfero miracolosamente intatto le traiettorie dei missili atomici partiti da ogni nostra singola base
militare, dirigendosi inesorabilmente ai propri obiettivi, disegnano dei graziosi zampilli di morte.
Che si intersecano alle linee provenienti dagli “stati canaglia” che stanno rispondendo con foga uguale e
contraria. Bella cazzata, a posteriori, sistemare i mutanti proprio sotto la stanza dei bottoni.
Che giorno è oggi? Che ore saranno? Sono molto confuso.
Le mie facoltà mnemoniche superumane sembrano aver lasciato il posto a questa incontrollabile
telecinesi-killer. Mi sento sconvolto, nudo, svuotato.
Fuori di qui, dappertutto, è un inferno. Nucleare.
L’umanità corre a testa bassa verso l’estinzione. La salute del pianeta è inevitabilmente compromessa.
Ragionevolmente le mie probabilità di morire di vecchiaia sono prossime alla zero.
Ma, se devo essere sincero, in questo momento, riesco a pensare soltanto che il sesso orale è
assolutamente una bomba

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