Arsenio Siani – “Il furto del portagioie”

Quando Dante Terrazzieri, titolare dell’omonima macelleria, sita nell’omonima piazza
dell’omonimo paese, tornò a casa e la trovò svaligiata dai ladri, cacciò un urlo potente, ma così
potente, che l’onda d’urto che generò mandò in frantumi i vetri delle finestre, piatti, bicchieri,
tavoli, casseforti blindate, portoni in legno rinforzato e tutto ciò che era frantumabile nell’arco di
due miglia. Si fiondò nella camera da letto e cercò il suo portagioie.
“Tutto ma non il portagioie, vi prego, non potete rubarmi il portagioie!”, ripeteva ossessivamente
tra sè e sè.
Non lo trovò. Rubato, insieme ad un televisore,un set di posate in simil-argento, l’abbonamento a
vita in palestra (premio riservatogli in quanto vincitore del concorso “salsiccia dell’anno”,
promosso dall’unica palestra del paese in ragione di un’abile operazione di marketing: più
salsicce uguale più lonze da rassodare e più lardo da bruciare in palestra,uguale più clienti) e la
foto (montaggio) con tanto di autografo (falso) che lo ritraeva sorridente in compagnia di Che
Guevara.
Dopo un nanosecondo che parve un’eternità, la sua ira funesta si abbatté sul mobilio
dell’appartamento, sfasciò sedie, poltrone, divani e sofà, triturò in maniera impeccabile qualsiasi
oggetto gli capitasse a tiro, tazza del cesso e cappa della cucina in acciaio compresi. Quando in
casa sua non rimase più nulla da distruggere passò al vicinato, attraversò in modalità tank il muro
della cucina e piombò come una palla di cannone nel soggiorno dei coniugi Ambrogini, spalmò
sul pavimento la signora e disegnò una nicchia nel muro con la sagoma di lui, più tardi ci vollero
quattro persone armate di piede di porco e scalpello per staccarlo dalla parete.
Poi l’iracondo Dante si recò al piano di sotto, picchiò con un bastone la prostituta Teresona del
primo piano e le trombò il cane, e viceversa.
Entrò nel bar Centrale e bevve 32 cappuccini e 18 caffè, non pagò il conto e sfasciò una caraffa
di birra in testa al cassiere che aveva osato tossire mentre Dante stava uscendo dal locale, gesto
interpretato come allusorio al mancato pagamento delle consumazioni (in realtà il cassiere era
raffreddato).
Quando finalmente intervennero le forze dell’ordine, fu una carneficina. Dante approfittò
dell’attimo di distrazione durante cui poliziotti e carabinieri discutevano su quale tra i due corpi
avesse la precedenza d’intervento per afferrare un carro armato giunto nel frattempo insieme al
grosso dell’esercito e scaraventarlo contro le pattuglie schierate a posto di blocco, facendole
volare via come birilli. I militari, dinanzi a quella furia incontrollabile, batterono in ritirata, con occhi
colmi di terrore, abbandonarono le armi, i mezzi, stivali, elmetti e qualcuno si cagò anche
addosso.
Alle 4:34 a.m. l’ira funesta del Terrazzieri parve placarsi. Mentre era intento a sradicare il
sedicesimo palo della luce si fermò di scatto, si guardò intorno spaesato, sbattè un paio di volte le
palpebre e si ritirò verso casa. Alle 4:47 a.m. iniziò il suo pianto a dirotto, un ululato lamentoso
risuonò in ogni via del paese e i vecchietti del locale circolo comunista, veterani partigiani
parmigiani della Seconda guerra mondiale, scambiando il lamento per il suono della sirena
antiaerea, scesero in strada armati fino ai denti, convinti che fosse scoppiata nuovamente la
guerra.
Alle 10:51 a.m. il Sindaco convocò d’urgenza il consiglio comunale. “Signori” esordì il primo
cittadino di matrice centrosinistra ma terzino destro con un buon tiro di sinistro, “la situazione è
drammatica, per non dire tragica. Prima di richiedere l’intervento della Nato, dell’Onu, Unesco,
Greenpeace, Unicef, Save the children, eccetera, propongo di giocare un’ultima carta per cercare
di risolvere la questione inter nos…o milan nos, se preferite. So che tra voi c’è qualche rossonero
purosangue” disse il magnanimo Sindaco, noto per la sua arguzia nel cercare compromessi con
tutte le parti politiche cittadine, così da dare voce a tutte le anime del paese. Strategia
parabuddista applicata alla parapolitica, la definì qualcuno. Paraculaggine per tutti gli altri.
“la mia proposta è di richiedere l’intervento di Ugolino da Pescia”.
Le facce dei consiglieri si pietrificarono,congelate in una smorfia che esprimeva, dissenso,
terrore, raccapriccio, ribrezzo.
Ugolino da Pescia…soprannominato “Il risolutore”. Ex investigatore privato,meccanico,
spacciatore, magnaccia, attore porno, prete, sarto, campione di tiro al piattello, lavavetri ai
semafori, interprete di sogni, indovino, ciarlatano,cialtrone, cafone, sprecone,
fancazzista,razzista,si era ritirato a vivere in una roulotte in periferia, a ridosso dell’autorimessa.
La sua esperienza nei settori lavorativi più disparati gli permettevano di vivere di espedienti,
svolgeva lavoretti che gli venivano commissionati e forniva anche consulenze a buon mercato. Si
era fatto una certa fama dando consigli agli adolescenti che avevano problemi di cuore.
“La ragazza mi ha lasciato, Ugolino”. -” Mangia più fibre e andrai meglio di corpo.”
“Sono innamorato ma non ho il coraggio di dichiararmi”-” Hai provato con l’aglio crudo? Dicono
sia un toccasana contro le zanzare.”
Ugolino da Pescia fu assunto alla modica cifra di 8 euro netti al minuto più i contributi, una
fornitura vitalizia di prosecco Valdobbiadene e due mignotte al giorno.
Il suo intervento fu verso ora di pranzo. Dante non smetteva di singhiozzare anche mentre
mangiava, prendeva a morsi delle scatolette di tonno e tossiva, sparando schegge di metallo più
devastanti di quelle di una granata. Ugolino entrò nell’appartamento proteggendosi dietro uno
scudo da falange spartana e gli lanciò dei bocconcini di carne cruda per ammansirlo con gli odori
e i sapori che ricordassero il suo mestiere. Dante tirò su col naso inspirando l’odore ferroso del
sangue e camminando carponi si avvicinò a Ugolino, mangiò dei bocconi di carne cruda
direttamente dalla sua mano, poi gliela leccò. A quel punto Ugolino gli chiese “qual’è il problema,
mio buon amico? Perchè sei così triste?” Un secondo dopo era in volo giù per il palazzo,
scaraventato dalla finestra dell’appartamento da un Terrazzieri di nuovo fuori di senno, all’urlo di
“Portagioieee!!!!”
Ugolino cadde nel vuoto da un’altezza di dodici metri, e atterrò su un’alfa 146, sfasciandola
completamente. La sua passata esperienza come stuntman cinematografico gli permise di
uscirne quasi illeso, un cerotto su un sopracciglio ammaccato ed era di nuovo operativo.
Ugolino aveva strappato un’informazione preziosa, ora sapevano che il suo delirio era dovuto alla
scomparsa del suo portagioie. Chiesero a Pasqualina Terrenzi, l’unica donna che sia stata
fidanza con Dante in 47 anni di vita, e scoprirono che il portagioie era stato un suo dono. La loro
storia era durata appena tre settimane, pare che il motivo della rottura fosse la mancanza di
intimità e romanticismo nella coppia. Si erano lasciati il giorno di san valentino, quando Dante
ricambiò il dono del portagioie con un etto e mezzo di bresaola.
Fu chiesto a Pasqualina di tornare con Dante così da porre fine a quell’apocalisse cittadina, ma
ella rifiutò in quanto frequentava un ragazzo, Cesare, il garzone della bottega dei sapori, lui sì
che sapeva conquistare il cuore di una donna, per il suo compleanno le aveva regalato un
vasetto di crema di tartufo.
Passarono i giorni e la situazione non accennò a migliorare,così si decise di dare luogo ad
un’imponente caccia all’uomo per scovare i furfanti che avevano svaligiato l’appartamento del
Terrazzieri, le indagini coinvolsero CIA, FBI, Scotland Yard ed ex spie KGB assoldati a nero,e
portarono a individuare come autori del furto una banda composta da tre ladri di galline che
rispondevano al nome di Nicola Esposito, disoccupato, Renzo Torretta, inoccupato per scelta,
Davide Lorenzetti, in cassa integrazione straordinaria dalla nascita.
L’operazione di cattura fu condotta da un commando dei Nocs coordinati dal Sismi, coadiuvati dal
Sisde col benestare dei Cobas, Fiom e i sindacati di base con eccezione dell’Uil, che si era
astenuta.
L’arresto avvenne dinanzi al bar Nasti, dove i tre ladri stazionavano in apparente atteggiamento
sospetto. Esposito si scaccolava il naso, il Torretta lo osservava tenendo il labbro leggermente
piegato in una smorfia di disgusto, mentre il Lorenzetti pareva assopito su una sedia.
Secondo la base operativa i loschi figuri stavano in realtà comunicando in codice, sapevano di
essere osservati e stavano studiando una strategia dei fuga. Fu dato ordine al commando di
rimanere in attesa e ci vollero quattro ore e quarantacinque minuti di assoluta immobilità del trio e
l’esaurimento nervoso del cecchino appostato sul tetto del palazzo di fronte che aveva cominciato
a spare all’impazzata ferendo quarantuno inermi civili per convincere il capo della polizia a
mandare avanti l’operazione.
La refurtiva fu recuperata e si decise di riconsegnarla al Terrazzieri durante una solenne
cerimonia con tanto di videoconferenza in collegamento con 192 paesi per celebrare il solenne
momento, ma il macellaio disertò l’evento. Aveva trovato un nuovo amore e non gli importava più
nulla del portagioie.
La commessa del negozio di sartoria, Anita Binocci, era rimasta impietosita dalle lacrime del
disperato e solo Dante il macellaio, per cui gli donò un kit di fazzoletti di seta ricamati a mano,
con un cuoricino e le iniziali DT ricamate in un angolo. Quando Dante la vide arrestò
immediatamente le lacrime e le sorrise amabilmente. Ringraziò del dono e ricambiò regalandole
tre etti di fesa di tacchino. I due cominciarono a frequentarsi e vissero a lungo insieme felici e
contenti.
Tutto fu bene quel che finì bene, tranne per Ugolino da Pescia, che morì due mesi dopo per una
cirrosi epatica causata da un’overdose di prosecco, che lo stroncò durante un’orgia con due
mulatte istruttrici di kamasutra estremo e tantra yoga.

Un pensiero su “Arsenio Siani – “Il furto del portagioie”

  1. “L’operazione di cattura fu condotta da un commando dei Nocs coordinati dal Sismi, coadiuvati dal
    Sisde col benestare dei Cobas, Fiom e i sindacati di base con eccezione dell’Uil, che si era
    astenuta.”

    Racconto surreale e comico.
    In verità, non si capisce bene (o non l’ho capito io!) dove voglia andare a parare, ma almeno mi ha fatto ridere e mi ha divertito.

    In bocca al lupo.

    Cordiali saluti,
    Ottavio L.

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