Anna Paola Lacatena – “Il Notiziario… degli esausti”

Come un fulmine che squarcia un cielo plumbeo e minaccioso, la quotidiana e fragorosa imposizione del suo esistere non tardò a manifestarsi.

«L’ho detto e lo ribadisco. Così non si può! Mezza redazione in ferie come se il mondo ad agosto dovesse fermarsi… Mai pensato di andare in vacanza in altri periodi?! No! Siamo in Italia tutti assieme appassionatamente… il climatizzatore caccia aria calda, il server è bloccato e in ebollizione, il fax fa i capricci e ora anche questa… Così davvero non si può!»

Si guardarono con l’aria di chi sa che alla fine si sarebbe potuto tutto. Come ogni giorno, prima del notiziario della sera, Annibale Degli Esausti, il meno ricercato di tutti i registi televisivi, irrompeva intorno alle 19 e 15 nello Studio 1, collocato proprio a ridosso della sala riunioni in cui veniva decisa la linea e la scaletta del TG delle 20,00, con il piglio dell’allievo prediletto di qualche apocalittico francofortiano.

«Davvero credete che io sia un cretino?! Davvero vi siete convinti di saperne più di me?!»

Se il pensiero di ogni singolo assistente, collaboratore e tecnico di redazione si fosse fatto voce, un solo coro avrebbe accompagnato l’incedere deciso del Degli Esausti: faccio questo lavoro da quando voi ancora in tv vedevate solo Candy Candy… Alleluja! Alleluja!!!

«Siamo alla follia! Trovatemi qualcosa da mettere in questo fottuto notiziario. Un dispaccio di agenzia, un comunicato stampa…». Era un crescendo il suo che confluiva sistematicamente nel consueto finale: «…una cazzo di bomba atomica!».

Riportando il tono di voce a note più baritonali, concludeva, rivolgendosi ad Agata, speaker radiofonica ma prima ancora sua occasionale amante: «…Ci sarà da qualche parte una guerra, una divisione impari e ingiusta di territori, una strage inattesa, un virus che colpisce anche solo dalie o capre di razza saanen?!». Riportando la voce a tonalità proprie del lamento funebre ritualizzato lucano, risolveva, abbandonandosi sulla poltrona del capo redattore in profondo connubio con una sorta di parossistica prostrazione: «Trovatele! Trovatemi le tragedie!»

Delegando con uno sguardo all’unisono il ruolo di mediatore ad Agata, la redazione si produceva in un’ideale passo indietro.

«Dott. Degli Esausti, mi permetta di rileggerle quanto ci è pervenuto nella mattinata di oggi. Rimarco, senza la pretesa con questo di mettere in discussione la sua affidabilissima professionalità, che lo stesso comunicato è giunto a tutti i TG… anche quelli nazionali. Non è la fine del mondo, anzi… »

Non era così difficile sintetizzare il pensiero degli astanti: se questa si esprime così anche nell’intimità, l’unica notizia utile è il massiccio trafugamento di testosterone da un magazzino di farmaci.

«Non ci sono brutte notizie. Questa è la notizia! Nulla di nulla. Nessun omicidio, nessun rapimento, nessuna bomba. Non si capisce il perché ma è così e non possiamo farci niente. Doveva capitare prima o poi… poteva capitare… Dott Degli Esausti, noi tutti speravamo capitasse… non è carino?!»

Con un balzo da lince dei Pirenei, il Degli Esausti si rimise in posizione dominante rispetto all’intero gruppo.

«Lo speravamo?! Chi sperava una cosa del genere?! Siete Pazzi!!! Lo capite che se non succede niente siamo finiti. Kaputt! Stupidi buonisti in quale scuola di giornalismo vi siete formati… in quella di Porbandar e magari avete fatto anche le scuole elementari con Gandhi in persona?! … Devo trovare una soluzione.»

Che potesse essere un giorno speciale solo il Degli Esausti non lo aveva capito, che fosse diverso da tutti gli altri ne ebbe certezza ascoltando la voce di Mario Essia. Freelance con un passato in scenari di guerra, disincantato e spesso rassegnato all’evidenza che portare il pane a casa, da qualche anno a questa parte, per lui significava non mettersi mai contro il suo regista. Non lo voleva in redazione, si vociferava sulla base di antitetiche posizioni politiche. Degli Esausti mal tollerava quell’uomo che più di una volta aveva raccolto notizie e verità sui campi, nei villaggi, per strada, mettendo spesso a repentaglio la sua stessa vita. Era troppo per chi riteneva le news solo il trascurabile contenuto della propria “creazione”, del proprio contenitore.

Ma era una giornata speciale e, dunque: «Non lo capisci, Annibale?! Non capisci che siamo testimoni di una pagina straordinaria della storia dell’umanità… Potrebbe essere l’inizio di una nuova Era, l’avvio di una nuova visione, la partenza di un nuovo modo di stare al mondo e con gli altri…»

Se l’intera redazione sembrava aver compreso la portata ontologica delle considerazioni dell’Essia, accompagnando il proprio annuire convinto con una sorriso ieratico, Annibale certo no.

«Da dove viene questa voce? Mi è sembrato di sentire qualcuno asserire un gran mucchio di banzanate… Non ti rispondo nemmeno, Mario, dovresti sapere da solo come vanno le cose nel mondo. Davvero credi che sia vero?! Che in tutto l’universo nessuno oggi abbia commesso un crimine di cui valga la pena parlare?! Povero illuso, non dovremmo essere uomini in carne e ossa. Non dovremmo conoscere denaro e avidità. E poi, come la mettiamo con quelli che ci guardano e confidano nelle sciagure altrui per sentire che la propria vita non è poi così da buttare?! Come giustifichiamo l’assenza dello scontro politico con chi ne ha fatto pane quotidiano?! A costo di commettere personalmente una strage qua dentro… vi affetto con queste mani, vi bombardo tutti… e ne avrei anche i miei buoni motivi, state certi che una soluzione la trovo. C’è da qualche parte. Cavolo se la trovo!»

Non la trovò.

O meglio, il notiziario andò in onda senza cronaca internazionale da far accapponare la pelle, senza episodi di nera, senza zuffe di parlamentari in cerca di riforme non più procastinabili. Furono trasmessi una serie di servizi tenuti a lungo in archivio, di quelli che ogni tanto scorrono per decomprimere l’ansia da spettatore di TG.

«Augurandovi una buona serata con i programmi della rete… Siamo spiacenti ma non abbiamo altro da aggiungere. Solo buone nuove… non è carino?!»

Si chiuse così il notiziario della sera.

Qualche minuto dopo la messa in onda, la stessa Agata con non poca esitazione disse: «… ehm… forse… forse c’è stato un piccolo equivoco. Il fax si è bloccato su di un comunicato ANSA che a sua volta si è sovrapposto al racconto del vincitore di un concorso letterario. In pratica due notizie ne hanno fatta una… Credo che il tema fosse “La notizia non ancora data”… ha vinto l’opera “Quella che più mi manca”. Non è carino?!»

Come un uomo che cerca di sfuggire all’ipnosi esercitata dall’aria che ha davanti, il Degli Esausti uscì dalla sala regia per non farvi più ritorno.

Trascorsi tre giorni senza dare notizie di sé… quella relativa al suo allontanamento fu la prima notizia del TG nazionale del 15 agosto.

 

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