Alfonso Inclima – “La vita non è meravigliosa”

 

Roman era da sempre stato un perdente.

Se ci fosse stata una sola merda di cane grande e marrone per tutto il cammino di Santiago, il fortunato calpestatore tra milioni di pellegrini sarebbe stato proprio lui, trovandosi a passarci sopra non per spirito di peregrinazione ma perché si era perso tentando di andare ad Ibiza per l’estate.

Orfano e completamente solo era cresciuto strisciando tra la melma umana, sottobosco cittadino che le grandi capitali dell’est Europa, come un gigantesco corpo umano, vomitano ed alimentano con i loro scarti.

Finché un giorno, raccolto quel poco di coraggio imparato dalla strada, unica maestra che non si era rifiutata di dargli lezioni, mise insieme quel nulla che aveva accumulato e lo rappresentava e partì per l’occidente, terra promessa più vicina nelle descrizioni al paradiso in terra che al suo reale stato di crisi proprio come quei posti da cui lui cercava di prendere le distanze.

Trovò un passaggio litigandosi il posto con delle mucche sul rimorchio di un vecchio camion.

Anche lui bestia al macello, viaggiò pieno di ottime intenzioni e buona volontà, entrambe subito vanificate da un popolo che decisamente gli resisteva.

Non possedere nessun titolo di studio ne particolari esperienze lavorative, ma soprattutto nessun documento sembrava peggio che girare armati.

Sempre più depresso ed affamato decise che se non gli permettevano di guadagnarsi il pane allora l’avrebbe rubato.

Iniziò così un periodo di rocambolesche avventure culminate tutte in fughe disperate dalle proprietà di uomini che, invece di un buon libro, nel cassetto del comodino tenevano la rivoltella col colpo in canna.

L’unica volta in cui ebbe fortuna  fu presso una fattoria biologica. Riuscì a rubare due polli mentre il contadino, forse mosso a compassione per il poveraccio, decise di inseguirlo per regalargli il sale con cui condirli. Mangiò quei polli con gran gusto, in piedi, non potendo sedersi, ma davvero con gran gusto.

Tentò anche la via dell’elemosina, ma la gente, guardandolo disgustata, gli intimava di cercarsi un lavoro, vista la stazza e la giovane età. Non aveva neanche più la forza di replicare.

Pensando sempre più ai suoi problemi si trovò disperato a guardare l’acqua scorrere prepotente da un ponte. Attorno a lui solo neve e freddo. Ricordò che era la vigilia di Natale e tutto il mondo stava al caldo a festeggiare mangiando oltre le proprie possibilità e scartando regali di cui poteva fare benissimo anche a meno.

Bene si disse, era arrivato il momento. Scavalcò la ringhiera e guardò in basso l’acqua torbida scorrere indemoniata.

Se quello fosse stato un vecchio film, si disse, ora era il momento per un angelo di intervenire e mostrargli quanto speciale fosse.

Ma decisamente, non era questo il caso.

Si sporse in avanti e lasciò andare la presa sul ferro del passamano.

Chiuse gli occhi e sentì il corpo perdere il suo baricentro cadendo in basso.

Ma successe qualcosa di strano. Si sentì afferrare. “Non farlo”. Era una voce di donna. L’afferrò e lo tenne saldamente. Ma non riusciva a tirarlo su. “Aiutami”, gli disse. Ma lui non voleva essere salvato e tentò di divincolarsi. Lei insistette, “io posso aiutarti. Posso cambiare la tua vita. Ti mostrerò quanto quello che stai per fare sia sbagliato”.

Allora i film sono reali pensò Roman ormai in una posizione innaturale. Con uno sforzo sovrumano, agganciato alle braccia della donna, oscillò fino a raggiungere la ringhiera e da lì si arrampicò tornando saldo e sicuro sul ponte.

Entrambi caddero seduti sull’asfalto per smaltire un po’ dell’adrenalina che gli aveva accelerato a mille il cuore.

Finalmente presente a se stesso Roman osservò la ragazza. Era molto bella e questo gli piaceva. Era ben vestita ed indossava anche gioielli, poco vistosi ma sicuramente di valore, e questo gli piaceva parecchio. Ed aveva uno sguardo sveglio, vispo che le donava un’aria più giovanile dell’età che realmente la sua figura tradiva.

“Felice natale”, si disse, per una volta ottimista.

“Grazie per avermi salvato”.

“Veramente non ti ho ancora salvato. Ho soltanto evitato che commettessi una sciocchezza. Il salvataggio vero e proprio comincia adesso. O forse la tua condanna. Dipende… Ho da parlarti di te, di me, di tutto il mondo. Voglio che tu conosca ciò che realmente fa girare questo grosso giocattolo”.

“Non riesco a capirti”. Pensò che forse il non conoscere bene la lingua nella quale comunicavano poteva essere la causa del fatto che non comprendesse appieno il senso di ciò che lei  stava tentando di dirgli.

“Cerco di spiegarmi meglio: perché volevi buttarti dal ponte?”

Da dove cominciare? E poi come rispondere? Voleva uno sfogo? Delle lacrime? Roman non voleva piangere ne chiedeva pietà da una sconosciuta. Si recitò a mente i motivi che l’avevano portato sul parapetto.

“Sono solo da tutta la vita. Ho tentato di trovare un lavoro ma nel mio paese a vincere è la fame,  qui invece è la diffidenza. Vengo respinto o ignorato dal mondo. Sono un perdente. E non mancherei a nessuno”.

Lei sorrise soddisfatta. “Bene. Abbiamo degli elementi validi. Inizia il viaggio, tienti stretto il corpo e lascia andare la testa. Alla fine o ti prenderà un’ischemia o sarai libero.

Se ti dicessi che tutto quello per cui la società lotta, si dispera, costruisce, vive, sacrifica e muore è fasullo? Se riuscissi a spiegarti che essere un perdente rispetto ai parametri che questi zombie hanno assunto a loro credo e Bibbia sono tutte stupidaggini?”. Se ti rivelassi che ciò in cui tutti credete è stato costruito a tavolino?

Roman ora era più confuso che mai.

“Tantissimo tempo fa esisteva un gruppo di  visionari e pensatori che si dilettava nello studio della persona. Ma non con i soliti test o gruppi di ascolto. Nessuna intervista ne alcun volontario per esperimenti sociali. Nessun cerchio in cui esprimere la propria opinione. Usavano vere e proprie cavie umane, manipolando e creando eventi che facevano prendere quelle che noi chiamiamo svolte alla vita di esseri umani ignari scelti a caso.

Così se un uomo era ghiotto di pesce e ne pescava parecchio per se e per la sua famiglia, loro tentavano di cambiare i suoi gusti facendo raccontare a persone la cui opinione era tenuta da lui parecchio in considerazione quanto sgradevole fosse il sapore del pesce. Lo convincevano che fosse quasi deviante mangiarne ed arrivavano addirittura ad avvelenarne degli esemplari per creare veri e propri casi di malattie o morti dovute al pesce.

Il risultato era che alla fine l’uomo avrebbe avuto rigetto verso questo alimento. In più i suoi discendenti ed i loro affini ne avrebbero sviluppato una vera e propria paura o disgusto senza conoscerne realmente le cause.

Insomma da lì in poi pesce sarebbe stato associato a sbagliato.

Gli esperimenti rivelarono come la realtà non esista appieno ma sia un insieme di stati mentali. I  sapienti capirono che le possibilità erano infinite e decisero di alzare il tiro prima ad un paese, poi ad una città, una regione e per finire al mondo intero. Crearono sottili idee che divennero princìpi e costruirono ideologie, religioni con tutti i figli di queste: pregiudizi, credenze, paure, insicurezze.

Scoprirono come un uomo libero poteva essere imbrigliato e rinchiuso in un recinto mentale insieme a tanti altri uomini. Compresero come chi invece non si piegasse a tutto questo poteva benissimo essere isolato e tacciato di essere diverso. Crearono l’arma perfetta”.

Si fermò e gli sorrise.

“Tu non ci crederai, ma una volta tantissimo tempo fa, i tuoi antenati erano liberi”.

Roman si sistemò meglio sul marciapiede cercando di appoggiare la schiena al parapetto mentre la testa iniziava a pulsargli.

Lei continuò: “Chiediti perché non vuoi esser grasso. Chi ha stabilito che devi lavarti ed avere un certo profumo? Perché è sbagliato andare con più di una donna? Perché è riprovevole per un essere umano amarne un altro dello stesso sesso?  L’uomo è una creatura così meravigliosamente imperfetta che basta un soffio di vento per convincerlo che dall’altra parte del mondo ci sia un tornado”.

Si appoggiò anche lei al parapetto. Ora il suo sguardo non era più quello di una ragazza sveglia ma di una donna spietata.

“Come puoi pretendere che io ti creda? Quello che dici per me non ha senso. Stai solo approfittando della mia disperazione per manipolare la mia mente”.

“Certo è difficile da comprendere. Se l’avessi rivelato ad un altro forse starebbe già sulla via di casa pensando di aver incontrato una pazza. Ma tu sei diverso. Eri pronto a morire per negare i princìpi di questa società.

Chiediti cosa ti piace. Chiediti cosa o chi ti renderebbe felice. E dopo pensa a quanto di ciò che vorresti è proibito dalla legge o dalla religione o dal costume sociale.

L’unica vera legge che esiste l’abbiamo stabilita noi a tavolino: voi uomini e donne per poter essere governati dovete tendere alla felicità senza mai arrivarci. È la ricerca disperata a rendervi così vulnerabili. È la negazione ed il senso di colpa collettivo a darci lo spazio per manipolarvi. Finché riusciremo a farvi girare in questa immensa ruota da criceti quali siete avremo il potere assoluto su di voi”.

Quindi si alzò soddisfatta.

Roman si sentiva sconfitto.

“Ma perché mi stai dicendo tutto questo?”

“Perché lo stesso giocattolo a lungo andare stanca il bambino. Il potere fine a se stesso è noioso. Abbiamo bisogno di dissenso per poter continuare a studiare nuovi giochi per imbrigliarvi.

Così ogni tanto svegliamo qualcuno. Ora tu hai tre strade: puoi tornare sul parapetto e finire ciò che ho interrotto.

Oppure puoi riprovare la tua vita di prima sorridendo al pensiero di aver conversato con una pazza.

O, infine, puoi essere libero da tutto e vivere al di sopra del bene e del male una vita vera. Finché non troveremo un altro modo per dominarti.

Addio”.

Girò su se stessa e si allontanò dal ponte a passi leggeri, lasciando Roman seduto a terra immobile.

E fu così che la vigilia di un Natale qualsiasi una ragazza spiegò ad un uomo che il Natale in realtà non esiste.

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