L’Italia e l’Arte – Frida Kahlo tra Roma e Genova

Nulla da ridire. Quest’anno l’Arte è venuta a trovarci in tutto il suo splendore. Tra l’eclettismo prezioso di Klimt – ospitato a Milano fino alla metà di giugno – e il vivace cromatismo di Matisse – fino a pochi giorni fa a Ferrara – resta, straordinariamente esuberante, fino alle idi di febbraio, Frida Kahlo

Concludendo il suo soggiorno romano alla fine di agosto, l’artista messicana, si sposterà dunque nel capoluogo ligure, rendendosi ospite d’eccellenza dal 20 settembre al 15 febbraio del 2015. La mostra, ormai da mesi, è divenuta inevitabile calamita per un’Italia che da decenni sembrerebbe tradire progressivamente il campo artistico, dal suo valore come quintessenza culturale e patrimoniale, alla sua promozione in quanto sintesi di genio, talento, innovazione e tradizione. 

Gettando le reti in un Novecento imbevuto dei principali filoni internazionali che attraversarono impavidi il suo paese – dal Pauperismo rivoluzionario all’Estridentismo, dal Surrealismo al Realismo magico – la pittrice vi attinge con indiscussa personalità quei caratteri che faranno di lei una delle figure artistiche più innovative al mondo. La sua vita, con le sue visioni e concezioni, con i suoi amori – in particolare il marito Diego Rivera – con i suoi stati d’animo e con le sue vicende fisiche e psichiche – tra cui di forte impatto l’incidente subito all’età di 17 anni – si rovescia nelle sue tele, catturando, ingorda, colori e forme.

Adorata promotrice del femminismo, donna irriverente, modellatrice di un mondo atemporale, onirico, surreale, Frida, tuttavia, ha spesso rifiutato l’etichetta convenzionalmente “impostale”: “Pensavano che anche io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtànon i miei sogni.”

I capolavori assoluti dai preminenti centri collezionistici, raccolte pubbliche e private, provenienti da Messico, Stati Uniti e Europa, diventano così protagonisti delle due tappe italiane, con annessi gli scatti e i ritratti fotografici realizzati dall’artista stessa, nonché da Nickolas Muray, negli anni ’40. Come possiamo comprendere, dunque, il tema cardine del progetto in questione non resta altro che l’autorappresentazione nelle sue forme più eccentriche e straordinarie, in cui l’arte – come spesso accade –  si tramuta nel riflesso di quel reale percepito dall’artista stessa. Quel reale che, per un paio d’ore, potremo sentire scorrere perfino nelle nostre vene.

 

 

Graziana Solano

 

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