5 motivi per cui Breaking Bad è un capolavoro

Cinque motivi per cui Breaking Bad è un capolavoro.

1) L’antieroe Walter White: genericamente quando abbiamo in mente una storia, individuiamo sempre due personaggi tra loro avversi per antonomasia, l’eroe e il cattivo. Ma nel caso di Breaking Bad le cose si complicano. Walter White, tipico uomo borghese, padre di famiglia e con una professione stabile e comune scopre un bel giorno (quello del suo 50° compleanno, ironia della sorte) di avere un cancro ai polmoni. Lui che non ha mai fumato in vita sua. Che fare? Come reagire? Come proteggere la moglie casalinga e in dolce attesa e il figlio adolescente dal finire sul lastrico quando lui morirà? Ecco, la soluzione che non ti aspetti, quella che nessun uomo moralmente corretto penserebbe di prendere, quella che, invece, seppur con qualche esitazione prende Walter. Diventare un “cuoco”, ovvero mettersi a cucinare metanfetamina. Le capacità ci sono, Walter è un chimico eccellente, e i mezzi pure, e non manca la presenza di un assistente capace, ma la strada che Walter intraprende nasce da una ragione ben più profonda rispetto al semplice desiderio di proteggere la sua famiglia. Con il passare delle stagioni, la “famiglia” rappresenterà più un ostacolo al reale motivo della scelta di Walt. IL POTERE. La sensazione di avere, per la prima volta nella sua comune vita, qualcosa che nessun’altro ha, un impero nelle sue mani, costruito dal sangue e dal sudore e dall’immoralità ma totalmente e indubbiamente suo. Walter White non è un eroe e non è un cattivo, è un uomo che, di fronte alla difficoltà più grande della sua vita, ha scelto di intraprendere la via più facile, quella lastricata di mattoni dorati. Un antieroe sul modello dell’”antenato” Dr. House, ma se Gregory House rimarrà sempre comunque legato al suo lato più umano, lo stesso non si può dire di Walter, la cui discesa all’ Inferno non comprende via di fuga. Eppure è forse proprio il suo essere dannatamente umano, la sua anima spezzata e il suo bisogno di redenzione a farcelo amare, odiare, a farci piangere per lui.

2) Brian Cranston & Aaron Paul: i grandi personaggi hanno da sempre un volto iconico che li rappresenti (basti pensare al sopracitato House, a Jack Sparrow, a Dexter) e in questa serie la formula rimane la stessa. Brian Cranston conosciuto per il ruolo del padre di Malcolm nell’omonima serie, perde in questo show umorismo e capelli per abbracciare completamente un personaggio molto più oscuro. Inutile dire che il risultato è grandioso. Tre Emmy (vinti per tre anni di seguit), un Golden Globe hanno consacrato Cranston e il suo alter ego, perché proprio di questo si tratta. Se da un lato Brian Cranston è un uomo giovale, molto cordiale e sempre pronto a ridere e scherzare, lo stesso non si può dire di Walter. Walter White è, infatti, un uomo pieno di risentimento che dalla vita non ha avuto nulla se non delusioni: un figlio disabile, una figlia inaspettata, il successo mancato e infine il cancro, quasi come la battuta finale di una barzelletta. Quando gli si presenta l’occasione di mostrare a tutti la sua “unicità”, Walter è disposto a tutto anche a perdere tutto ciò che ama. E in questo viaggio infernale Cranston è accompagnato da un attore che si è fatto le ossa sul set di Breaking Bad, ma non per questo si è dimostrato meno all’altezza: Aaron Paul. Originario dell’ Idaho, per Aaron la serie è stata il lasciapassare per la notorietà; interpretando il ruolo del tossico-poi-non-più-tossico Jesse Pinkman, Aaron ci ha regalato un latro personaggio che difficilmente dimenticheremo e che gli procurato due Emmy e un Golden Globe. Ma chi è Jesse? La spalla di Walter, il socio, ma solo questo? Jesse e Walter si trovano come su una bilancia, quando uno sale l’altro scende e viceversa; così se all’inizio è Walter in cima e Jesse in basso, nell’arco di cinque stagioni la situazione è destinata a capovolgersi drasticamente. Anche in questo caso la serie è uno specchio della realtà, se infatti fuori dal set Brian e Aaron vanno d’amore e d’accordo, il rapporto tra Walter e Jesse è molto più complicato e ambiguo. Momenti di puro odio si alternano a momenti di rispetto e amicizia, in una giostra senza fine in cui nessuno dei due è disposto a lasciare andare l’altro.

3) Il dio Vince Gilligan: prendi un tossico, aggiungi un malato di cancro, poi un bel trafficante di metanfetamina e il suo scagnozzo, aggiungi un pizzico di avvocato sui generis e una spruzzata di DEA in famiglia, condisci il tutto con una sceneggiatura da brivido e voilà il gioco è fatto, ecco a te un capolavoro! La storia, quando la senti la prima volta, pensi che sia l’idea di qualche sceneggiatore appena uscito da scuola con sogni di grandezza e le idee un po’ confuse, ma quando la vedi prendere vita sul piccolo schermo allora capisci che quello sceneggiatore è un folle si, un folle genio. Il modo in cui Breaking Bad viene costruito puntata dopo puntata, storia dopo storia porta infine alla realizzazione di un disegno, alla conclusione di un puzzle, in cui ogni singolo pezzo è indispensabile. Ogni stagione non finisce mai del tutto ma lascia l’eredità per la prossima fine ad arrivare a quella fatidica 5×16 che segna la fine di tutto.

4) Orsetti rosa e deserti di fuoco: se c’è una cosa che rende questa serie davvero unica è sicuramente il modo in cui vengono sfruttai la fotografia e il montaggio. Primi episodi che in realtà sono season finale, orsetti rosa che ci fanno compagnia per un’intera stagione per rivelarsi niente di quello che sembrava, primissimi piani, inquadrature bizzarre, scene allucinanti, sottofondi inadatti rendono ogni cosa irreale e onirica. A metà tra un film di Cronenberg e Clint Eastwood, Breaking Bad non lascia spazio a dubbi o incertezze, nessun momento vuoto, nessun silenzio di troppo. Walter White non ha tempo da perdere.

5) La sceneggiatura da Oscar: una sceneggiatura non fa un film, ma forse può fare una serie tv. Sicuramente ci sono battute che sono parte di noi (“I won”) e non ci lasceranno sfortunatamente. Quello che ho capito in questo telefilm è che le parole hanno un peso e anche con un semplice si o no si può decidere il destino di una persona. E il dolore, l’amore, l’odio, tutto questo è come un torrente in piena sulla bocca di Walter, Jesse, Skyler, Hank, Marie, Saul, Mike e Gustavo. E tutti loro sono come pezzi di scacchi che vengono mossi da una mano più grande che parla e agisce tramite loro: LA VITA.

Se mi fermo a pensare alle tante emozioni e dolori e dispiaceri che questo show mi ha fatto provare e dovessi trascrivere ognuna di essere, non mi basterebbe un quaderno intero. Quello che so è che a volte nel cumulo di bigiotteria si può trovare un piccolo gioiello, questo è il caso di Breaking Bad e questi sono i cinque motivi per cui ritengo che sia un capolavoro. E per voi?

Serena Faro

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