Viaggio nella Cappella Sistina: emozioni che attraversano i secoli

Al Salone Internazionale del Libro di Torino, ci accomodiamo in una Sala Gialla gremita di circa seicento persone. Il programma c’informa che l’ospite delle 13.30 è Alberto Angela. Puntuale, in giacca e jeans, il famoso paleontologo sale sul palco per presentare il suo ultimo libro. L’obiettivo è quello di portarci, conducendoci per mano, in un viaggio alla scoperta dei tesori della Cappella Sistina.10346822_10152114402919327_814817431_n

Dopotutto, come ha detto qualcuno: il libro è un modo di viaggiare, ma senza l’ingombro e la seccatura dei bagagli.
“Da fuori -spiega l’autore- la Cappella non sembra la cosa eccezionale che è in realtà. Sembra più una fortezza. Ed effettivamente l’edificio faceva parte del nucleo centrale della mura di difesa. Oltretutto dobbiamo considerare che Roma, alla fine del XV secolo, era abitata da poche decine di migliaia di abitanti. La città, che ai tempi dell’impero era popolata da oltre un milione di persone, appariva adesso abbandonata e divisa in piccoli borghi.”
La Cappella versava allora in condizioni penose, e così papa Sisto IV, da cui poi prenderà il nome, ne intraprese l’opera di rinnovamento. “Il suo progetto era quello di riproporre la città di Roma come centro della cristianità.”
Una volta entrati nella vasta sala, l’elemento che colpisce la nostra attenzione è senza dubbio il colore azzurro della volta. Le dimensioni poi sono davvero notevoli, basti pensare che la Cappella è alta 20 metri -grosso modo come un edificio di 17 piani- e larga 13. Se avessimo la fortuna di poterla visitare senza la folla di 20 mila turisti che quotidianamente l’affollano, volgendo lo sguardo in basso prima ancora che in alto, avremmo la possibilità di apprezzare appieno la bellezza del pavimento. Realizzato in stile bizantino, con piccoli tasselli di marmi policromi provenienti da edifici dell’antica Roma, dopo cinquencento anni esso si conserva ancora in ottimo stato.
Proseguendo, lo studioso ci spiega che inizialmente, per realizzare alcuni cicli di affreschi per le pareti laterali, vennero chiamati alcuni tra i maggiori artisti del periodo, tra i quali cita il Perugino, Botticelli, Pinturicchio, Ghirlandaio e Cosimo Rosselli.
“E proprio mentre questi artiti stanno dipingendo, Michelangelo che proveniva da una famiglia aristocratica caduta in disgrazia, sta crescendo vicino ad Arezzo. Qualche anno dopo il giovane andrà a bottega proprio dal Ghirlandaio”.
Nel frattempo al suolo pontificio è stato eletto papa Giulio II, che aveva già chiesto a Michelangelo di realizzare la sua tomba. L’artista inizialmente ha dei dubbi sull’accettare o meno l’incarico, innanzitutto dovuti al fatto che è uno scultore, e non ha mai realizzato un affresco. Secondariamente, come ulteriore elemento di difficoltà, occorre considerare che in questo caso la pittura era da realizzare in verticale invece che in orizzontale. Nonostante questo Michelangelo decide di accettare la sfida, e si reca a Roma. Qui si trova a dover coprire una superficie di circa mille metri quadrati. Per far questo decide di utilizzare alcune tecniche sperimentali e, tramite un uso studiato del colore, tenta di rendere le immagini in 3D. Si potrebbe dire che egli scolpisse servendosi dei colori.
Nella parte centrale della volta, invece, Michelangelo realizza Le storie della Genesi. La fatica sarà stata notevole, se consideriamo che per finire ogni riquadro occorrevano circa trenta giornate. Inoltre sappiamo che “Michelangelo si era anche inventato una specie di impalcatura facendo dei buchi nelle pareti laterali, che di recente sono stati ritrovati e riutilizzati dai restauratori. Questo, dato che ha lavorato per anni, permetteva che sotto si potessero continuare a svolgere le normali funzioni religiose.”
Passando ad analizzando quello che possiamo considerare l’affresco piu famoso della storia dell’arte, La Creazione, lo studioso ci spiega che dopo la morte dell’artista una grossa crepa comparve sulla volta. Si trovava proprio in prossimità della mano di Adamo. Sfortunatamente vennero giù tre falangi, ripristinate poi da Carnevali. L’occhio di Adamo, invece, nonostante sembri dipinto di azzurro, in realtà nasconde un artificio. Come hanno notato i restauratori, l’effetto ottico è dovuto all’idea di Michelangelo, che diede quell’effetto semplicemente arricciando l’intonaco.

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Più avanti Alberto Angela si sofferma sull’altrettanto celebre Giudizio Universale. “In questo caso –ci dice- possiamo parlare di un Michelangelo secondo tempo. Passano infatti più decenni, e l’artista è richiamato da papa Clemente VII. La drammaticità della rappresentazione è dovuta al fatto che nel frattempo era avvenuto il Sacco di Roma a opera dei Lanzichenecchi.” Soffermandosi sulla complessità della rappresentazione, in cui compaiono 400 figure, scopriamo che gli angeli sono rappresentati senza ali. Nonostante per questa scelta Michelangelo venne criticato, lo studioso sottolinea che questa scelta permetteva a Michelangelo di non avere l’ingombro delle ali da realizzare. Il suo stile adesso è cambiato, qui i corpi ci ricordano le foto degli atleti delle olimpiadi, con tutti i muscoli contratti nello sforzo della torsione.
Nella parte bassa della composizione, compare invece un personaggio singolare. Ha le orecchie d’asino e, attorcigliato attorno al corpo, un serpente che gli morde il sesso. Si è scoperto che il volto rappresentato è quello di Biagio da Cesena. Michelangelo, da bravo toscanaccio, volle vendicarsi perchè quest’ultimo aveva criticato la sua opera. Ma non si tratta dell’unica trovata originale dell’artista. Mentre realizzava un profeta, Gioele, il cui nome significa “colui che brama”, Michelangelo pensò bene di rappresentarlo col viso del Bramante.
E’ passata un’ora dall’inizio dell’intervento. Il nostro viaggio volge al termine.

Alberto Angela conclude affermando che la cappella Sistina rappresenta sì un capolavoro, ma non meno importante è il fatto che essa possieda anche un valore aggiunto: “la capacità di far passare un’emozione attraverso i secoli”.

Fabio Lombardo

 

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