“Per non morire di mafia”: al teatro Verga la mafia raccontata attraverso la storia di un uomo.

04 Sebastiano Lo Monaco-Per Non Morire di Mafia-foto di Margherita Mirabella

Una maxi lavagna nera, una cattedra impolverata e una sedia rumorosa. Questi gli unici allestimenti scenici presenti sul palco. Perché per riempire il teatro Verga dall’8 al 13 aprile, non servono né quinte né fondali, ma la sola schiettezza di un uomo.

Guidato dalla regia di Alessio Pizzech, Sebastiano Lo Monaco veste i panni di Pietro Grasso, ex Procuratore nazionale antimafia e oggi Presidente del Senato della Repubblica, che dal 1984 prese parte, insieme a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, al primo maxiprocesso contro Cosa Nostra. Ed è proprio da un suo libro che Margherita Rubino ha tratto l’adattamento drammaturgico, prodotto da Sicilia Teatro.

Sul palco, ci dice il regista, Lo Monaco diviene: «un uomo/attore che narra i tempi moderni come l’aedo cantava la guerra di Troia invitandoci alla speranza, al valore supremo e antico del rispetto della legge dello Stato, ma guidato da una più profonda legge morale. Il grido del personaggio – racconta ancora il regista – è rivolto alle coscienze: su di esse vuole suscitare una presa di posizione e l’assunzione di una speranza possibile che possa dare corpo ad un’utopia per le nuove generazioni. Si tratta di un monologo che riconduce il teatro alla sua funzione civile ed evocativa. Un teatro capace di disegnare gli uomini, di delineare esperienze di vita che possano divenire modelli. Un teatro che senza intellettualismi vuole dare un contributo al recupero di un senso della civiltà».

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Ed è in vista di questa esigenza civico – educativa che il gessetto bianco di Sebastiano/Pietro incide sulla superficie nera della lavagna aspre parole, nomi importanti, valori e disvalori che, grazie alla modalità scenica del monologo, non rimangono semplici simboli convenzionali ma divengono emblema delle azioni, del coraggio e del sacrificio di uomini onesti.

Con l’ironia che lo contraddistingue il personaggio Pietro parla di un: «Un racconto che parte dalla Sicilia per aprirsi alla globalizzazione, verso un orizzonte di riferimento in cui si compie la tragedia contemporanea del fenomeno mafioso. La grande storia – spiega il regista –  si intreccia alla storia del singolo fatta di paure, di scelte familiari, di piccoli atti di coraggio, determinando così  l’emergere, nel fluire della coscienza del personaggio, di parole chiave che in modo inequivocabile dimostrano l’attualità della parola di Grasso».

07 Sebastiano Lo Monaco-Per Non Morire di Mafia-foto di Margherita MirabellaLa mafia non esiste? La mafia non uccide? La mafia è inestirpabile?

Gli interrogativi di Grasso riecheggiano forte e chiaro nella platea dalle poltrone rosso fuoco, ma se gli spettatori (tra i quali spero vivamente ci saranno anche studenti di numerose scuole) comodamente adagiativisi non riusciranno a portali fuori da quelle quattro mura, lo spettacolo di Pizzech e della sua compagnia, il 13 di questo mese finirà, quasi sicuramente, nel dimenticatoio scomparto “buoni propositi”, sezione “cose da fare”.

Martina Toscano

 

 

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