La Costituzione, lo straniero e il diritto internazionale

Gli articoli 10 e 11 della Costituzione sono dedicati ad alcuni passaggi fondamentali di diritto internazionale.

Il primo si occupa di due importanti questioni: il recepimento nel nostro ordinamento delle norme consuetudinarie di diritto internazionale e la “condizione giuridica dello straniero” sotto ogni aspetto rilevante (ossia il suo status in Italia, il diritto d’asilo e la possibilità di estradizione).

Partiamo dal primo punto, e precisiamo subito cos’è una norma consuetudinaria di diritto internazionale: si tratta di principi fondamentali che regolano da sempre i rapporti tra gli Stati, come ad esempio quello sintetizzato nel brocardo latino “pacta sunt servanda”, ossia “i patti vanno rispettati”.

Tali norme consuetudinarie (che il Costituente denomina “norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”) sono fondamentali perché essendo molto risalenti ed esprimendo principi generalissimi, valgono per tutti gli Stati facenti parte della comunità internazionale a prescindere dalla loro espressa accettazione: ossia a differenza dei Trattati, che vincolano solo chi li sottoscrive, non possono essere rifiutati da nessuno Stato.

A tale scopo è prevista un’apposita Corte Internazionale di Giustizia col compito di stabilire se una norma sia o non sia meno espressione del diritto internazionale generalmente riconosciuto ovvero vada ricondotta ad un atto dispositivo, ossia ad un Trattato.

Per comodità alcune norme consuetudinarie di diritto internazionale sono state formalizzate all’interno della Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati che ne esemplifica e recepisce le più importanti e consolidate.

D’altro canto uno Stato può sempre riservarsi di non seguire una prassi consuetudinaria qualora affermi di non avervi mai preso parte e di aver da subito dichiarato la propria contrarietà ad essa, di modo che consuetudini formatesi tra certi Stati in certe zone del mondo vincolino solo quegli Stati e non tutti quelli che vivono al di fuori di quelle zone dove la consuetudine viene effettivamente praticata.

I Costituenti nel voler adottare una maggiore integrazione con gli altri Stati, al fine di favorire un clima di reale collaborazione attraverso cui promuovere la pace e assicurare la giustizia fra le nazioni, decisero allora di inserire in Costituzione una sorta di “valvola automatica”, come è stata efficacemente definita, in modo tale da consentire sempre l’ingresso di tutte le norme del diritto internazionale “generalmente riconosciute”, ossia assimilando queste ai nostri principi costituzionali per impedire che un’autorità politica possa ostacolarne l’ingresso con evidenti ripercussioni sul piano dei rapporti internazionali.

La condizione giuridica dello straniero invece concerne tutti quegli aspetti che definiscono i diritti e i doveri dello “straniero” nel nostro Paese.

Per comprendere la portata di questa previsione è opportuno tenere a mente come nel 1948 non esisteva assolutamente un ente pseudo-politico come è oggi l’Unione Europea, e perciò bisognava regolare la posizione di tutti coloro che da altri Paesi, anche europei, si immettessero nel nostro. Anche su questo ambito tuttavia i Costituenti decisero di conformarsi al diritto internazionale mediante apposita limitazione alla discrezionalità del legislatore, che nel disciplinare la materia dovrà sempre avere presenti “le norme e i trattati internazionali” come limite insuperabile.

Fondamentale è il terzo comma dell’art 10 in tema di diritto d’asilo, una ferita purtroppo costantemente aperta nel nostro Paese che pur avendo delle ottime norme in tema di diritto d’asilo inevitabilmente le fa rimanere lettera morta, piegandosi costantemente a logiche di tipo politico (o forse sarebbe meglio dire servilista) per cui praticamente ogni Stato estero è padrone in casa nostra quando si tratta di riprendersi qualcuno a cui pure l’Italia si era impegnata a dare protezione (si pensi al caso Abu Omar, oppure al più recente e drammatico caso della kazaka Shalabayeva rapita ed espulsa nel cuore della notte insieme alla figlia di 6 anni nonostante formalmente beneficiasse della protezione del nostro Paese).

Il diritto d’asilo è la garanzia di rifugio e assistenza che il nostro Paese si impegna a concedere ad ogni straniero “al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana”, con tale espressione facendo riferimento naturalmente ai diritti che la Costituzione garantisce in toto ai cittadini italiani, con particolare attenzione ai diritti noti come “libertà fondamentali”, ad es la libertà personale, la libertà d’opinione, di religione, et similia.

Quando si verifica una situazione del genere e uno straniero presenta domanda d’asilo al nostro Paese, la sua posizione viene appunto garantita dalla Costituzione che configura detta richiesta appunto come un “diritto”, ossia un qualcosa che l’autorità politica non può, a meno di negare la sussistenza dei requisiti, rifiutarsi di concedere.

È una previsione di grande civiltà che conferma il ruolo chiave immaginato dai Costituenti per il nostro Paese in tema di lotta per la difesa dei diritti umani.

Infine, l’ultimo comma dell’art 10 si occupa dell’estradizione, ossia il provvedimento attraverso cui uno straniero accusato o condannato per un reato penale viene “estradato”, ossia trasferito nel suo Paese di cittadinanza ai fini dello svolgimento del processo ovvero dello sconto della condanna. Proprio perché l’estradizione viene concessa a favore dello straniero-reo, la Costituzione si preoccupa di escluderla per motivi politici, in quanto correttamente presume che in detto caso la condizione dello straniero-reo potrebbe essere certamente messa in pericolo dall’essere questi sostanzialmente in balia dei suoi avversari politici; tale che dunque andrebbe contro i nostri principi in tema di giustizia penale il consegnarlo per questi motivi, e dunque la sua protezione si viene a configurare, logicamente, come un dovere simile a quello nei confronti dei richiedenti asilo politico.

Alla prossima settimana per l’art 11 sulla guerra e l’Unione Europea!

Antonino Salmeri

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